Man...il viaggio

la costruzione di un sogno.... diario di un viaggio sperato sull'isola dei gatti senza coda, in sella alle nostre motorette inglesi
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venerdì 20 maggio 2011

Io corro per correre...

...perché mi piace correre. Poi se vinco tanto meglio.

Questa frase racchiude tutto Renzo Pasolini, il Paso.
Proprio un 20 maggio, come oggi, di 38 anni fa perse la vita facendo quello che più gli piaceva, all'apice della sua carriera motociclistica.




Amante delle corse e di quelle su strada in particolare (corse anche al Tourist Trophy in varie edizioni), il nome del Paso è spesso associato a quello di Ago, Giacomo Agostini, per la loro storica e leale rivalità.
Roberto Patrignani lo definisce "un amico divertente e spiritoso, troppo impulsivo e generoso per accumulare e conservare punti per un titolo mondiale. Una forza della natura, tutto impeto e istinto."
Un pilota che non fa calcoli, ma si lancia in curva improvvisando ogni volta un'impostazione diversa, non lasciando spazio al margine di sicurezza.
Un uomo che entrava in curva e mentre la percorreva cercava il modo per venirne fuori...
Ciao Paso

Gianni

sabato 7 maggio 2011

Hurricane, un battito del cuore...

Omaggio musicale alla Hurricane, contemporaneamente bellissima canzone di Bob Dylan che racconta una gran brutta storia e una delle più belle interpretazioni motociclistiche...






















Una moto che ha tracciato un lampo di genialità nella tradizione classica inglese, la Hurricane è stata uno dei gioielli prodotti in casa Triumph (anche se inizialmente doveva essere commercializzata col marchio Bsa essendo stata creata sulla base della Rocket 3) proprio nel momento in cui il sole del levante stava per spodestare la produzione motociclistica inglese.
Il compianto Talamo, molti anni dopo, prese spunto da questa moto per modificare una delle prime Thunderbird prodotte a Hincley, mettendo due scarichi sovrapposti nella stessa configurazione della Hurricane, e dando lo spunto alla casa madre per produrre in serie la TB Sport.

Gianni

sabato 30 aprile 2011

Bonneville Salt Flats


Ricordiamo "Burt Munro" con tre semplici scatti


Si vive di più andando 5 minuti al massimo su una moto come questa
di quanto faccia certa gente in una vita intera



Marco

domenica 10 aprile 2011

sabato 5 febbraio 2011

Best of british....

Arte inglese....non occore fare altre commenti

Gianni

domenica 16 gennaio 2011

in rust we trust....

quando il fascino è coperto da uno strato di ruggine, polvere e km...




Gianni

martedì 11 gennaio 2011

dedicato a Fabrizio....

Meoni, un uomo che ha fatto delle dune del deserto la sua ragione di vita e di morte.



A sei anni dalla scomparsa un piccolo omaggio ad un grandissimo motociclista


Gianni

mercoledì 22 dicembre 2010

martedì 14 dicembre 2010

Apologia del semimanubrio...

Non mi sono mai piaciute le mezze misure e le soluzioni facili, spesso è un difetto che mi rimproverano in molti. Anche in fatto di moto, quelle buone per tutto mi fanno ribrezzo...anche se a volte farebbero comodo.
Avete capito cosa intendo, no? Quelle moto, senza infamia e senza lode, che ti portano dappertutto senza problemi: sulla statale liscia "emozione zero", sanno affrontare i tornanti di montagna, ti riparano quando insegui l'orologio in autostrada, si prestano anche ai leggeri sterrati, si va in due, da soli, con borse, GPS, contamarce, ABS, alzacristalli elettrici, tergilunotto etc etc.
Di quelle che popolano le nostre città insomma...avete capito, vero? Ancora no?
Dai, intendo quelle con i cilindri contronatura, guidate da gente con in testa il casco modulare perennemente a mentoniera sollevata per far vedere il lavoro del proprio dentista (spesso collega).
Va bè se non avete capito siete sul blog sbagliato. Ve lo dico.
Non so quale sia la ragione, neanche se possa essere ricondotta nella categoria della razionalità in effetti, ma c'è qualcosa che mi allontana da quello che è ragionevolmente considerato "sensato".
L'irrazionalità è qualcosa di conosciuto tra chi frequenta le due ruote, non potrebbe essere altrimenti (a meno che le ruote non siano talmente piccole da stare bene su un bidet con il variatore automatico).
Per questo mi scuotono solo le moto che non sono perfette, quelle che non sono comode, razionali, intelligenti, utili. Mi attira il fango sollevato dai tasselli della gomma posteriore, le curve sinuose di una moto sportiva che fendono l'aria, il fascino delle forme senza tempo delle moto costruite tra la fine degli anni '50 e l'inizio dei '70... il resto, per me, è noia, inutile perfezionismo e razionalità.


In questa visione, che mi piace definire "romantica", un ruolo fondamentale è svolto dai semimanubri. Non sono il semplice appiglio per le mani del pilota, rappresentano invece una cultura, una filosofia: la comodità della guida intuitiva e facile di un manubrio che permette una postura eretta al pilota sacrificata per far posto all'ortodossia del motociclismo su strada.
Abbracciare una moto attraverso due semimanubri significa avvolgerla, sentire il proprio baricentro tendere a coincidere con quello della moto, percepire le pulsioni della ruota anteriore amplificate nelle braccia. Tradotto in una parola significa "possederla".

Non sono solamente belli da vedere...perchè belli lo sono sicuramente...sono anche un modo per entrare in contatto in modo diverso col mezzo meccanico, sentirlo più vivo e reattivo.
Non si tratta però di feeling di guida o di qualcosa di quantificabile in termini prestazionali, si tratta di capacità di trasmettere emozioni e sensazioni diverse rispetto a quelle suscitate da una naked "comune" con un manubrio qualsiasi.
Lo considero il tratto distintivo della cultura cafe racer, non perchè ne rappresenti l'essenza in termini estetici ma perchè ne sintetizza l'esperienza: moto nude, crude, scomode, esasperate (anche solo a dispetto della versione originale). Senza tempo.




Gianni

mercoledì 8 dicembre 2010

Scrambler by Norton...

Quando la Norton faceva anche le Scrambler...
Aspettando di vedere in strada le nuove 961 sono andando a riprendere qualche bella immagine delle versioni "S" della leggendaria Commando.
Sapendo di fare cosa gradita al Ceva...




Gianni

sabato 13 novembre 2010

Odore di fango e benzina...

Giornata ideale per sporcarsi di fango tra campi, tagliafuoco e mulattiere....





Gianni

venerdì 12 novembre 2010

Triskelion... modus vivendi



I simboli hanno il potere di trasformare il linguaggio parlato e scritto, sono in grado di rappresentare in forma immediata quello che le parole a volte non permettono di esprimere, assumono caratteri che trascendono la vita reale, tant’è che i primi simboli comparsi sulla terra hanno sempre un’origine ascetica/prereligiosa.
Uno di questi è senza dubbio il triscele, il curioso simbolo che ricordiamo per averlo visto spesso associato all'Isola di Man o alla nostra Sicilia.
il triscele da “tri” e “skelos”, tre gambe, che ruotano come in una spirale affonda la propria origine antichissima in Europa, nell’area mediterranea in particolare, ma pare aver un riferimento alla simbologia orientale ed al Dio Baal, incarnazione del Sole.
Si tratta di un simbolo che ha attraversato la storia, affacciandosi a fasi alterne sugli elmetti e sugli scudi degli Antichi Romani, degli Etruschi e dei Greci, probabilmente finendo per essere esportato sui vasi e sui decori di tutta Europa.
Mentre a sud del continente il triscele legava relazioni e popoli del mediterraneo all’area del medio oriente, è curioso notare che a nord lo stesso simbolo aveva un’evoluzione indipendente. I celti infatti ne attribuivano un significato di eternità e di rinascita, utilizzandolo soprattutto delle arti figurative nelle zone dell’attuale Gran Bretagna e Irlanda.
Probabilmente non esiste una chiara origine di questo simbolo, forse è insita nella natura stessa dell’uomo se popoli lontani e spesso privi di contatti hanno avuto la necessità di raffigurare l’evoluzione, la vita e il Divino nella stessa maniera: dando un senso rotatorio ad una parte del corpo umano nella circolarità della vita e della morte.
Alcuni attribuiscono ai Normanni il compito di aver esportato sull’Isola di Man quel simbolo che in Sicilia è utilizzato dal III sec. AC altri invece ad Alessandro III° di Scozia, sovrano anche dell’isola, sposato con la sorella della Regina di Sicilia. Anche se, come detto, a quelle latitudini già conoscevano il triscele fin dai tempi dei vichinghi e di Odino.
Che abbia risalito l’Europa per essere adottato dai Mannesi o che si sia diffuso in seguito alle scorribande dei popoli del Nord nel bacino del mediterraneo poco importa anzi, la misteriosa origine ne accresce anche il fascino.



Sull’Isola è rappresentato un po’ ovunque, dal faro del porto alle banconote, dai caschi dei moderni guerrieri del TT, al traghetto che riporta verso casa: Ha la particolarità di essere sempre simmetrico, da qualsiasi punto si osservi, ma mai se è uguale a sè stesso: a volte ruota in senso orario, altre in un senso antiorario, in alcuni la coscia più in alto corrisponde al mezzogiorno, in altri alle 11.30 o alle 10.00; in alcuni il ginocchio è piegato con un angolo di 90°, in altri a 60°, in altri ancora a quasi 120°; in alcuni la calza che ricopre le gambe e gli speroni sono diversi tra loro.
Ciò che li accomuna è la costante presenza del motto dell’Isola in latino, altro particolare legame al mediterraneo, quel “Quocumque Jeceris Stabit” che significa “Ovunque lo si getti, resterà in piedi”. 
Fermo come un pilastro, posto a sottolineare la tempra ed il carattere delle genti di Man.


Gianni

mercoledì 3 novembre 2010

Tempus fugit...


Piccolo omaggio ai motori e al tempo che passa... sono le foto che ho scelto tra quelle dell'album di un amico:
Polvere gialla


Gianni